architecture
centrale idro-elettrica
 
                   ( Pradleves – CN )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le sue dinamo trasformavano l’allegra irruenza del Grana in energia elettrica a 110 volt, stabilizzata come l’andatura di un dromedario, ma capace di accendere le lampadine che soppiantarono i lumi a petrolio, alimentare le radio che trasmettevano i notiziari della Rai di allora, ingessati e seriosi, svegliare l’occhio in bianco e nero delle prime televisioni.

Voltmetri e amperometri messi lì come per caso, feticci di una tecnologia bonaria e approssimativa, che più che governare e dirigere l’energia sembrava tentare più che altro di misurarla, con una certa soggezione, cercando di ingraziarsene i discontinui umori.

 

 

 

 

 

 

 

 

... come sempre, finestre e vetri rotti, ragnatele e polvere, pezzi di ricambio che non serviranno più a nessuno...

 

 

Centralina idro-elettrica minuscola, azionata soltanto dall’acqua di un torrente e dalle pale di un mulino. 
Da sola ha fornito per alcune decine d’anni la corrente elettrica a un paesino di montagna di circa 300 anime.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’impianto, prototipo di uno schema molto diffuso nei paesini dell’arco alpino, venne dismesso intorno agli anni ’70, con il progressivo subentro dell’Enel. In quegli anni venne realizzato il metodico e capillare smantellamento di queste centrali, a loro modo autarchiche, che fornivano energia pulita, avevano impatto ambientale praticamente nullo, e procuravano inquinamento zero.

 

Basato su una tecnologia essenziale, quando non primitiva, lontanissima dalla asettica esattezza delle centrali moderne, 
questo impianto interpretava con efficacia il sistema di vita praticato in queste valli: 
nessuna concessione al superfluo; fare quel che si deve anche se non se ne hanno i mezzi, tamponare le emergenze, quando 
si presentano, come meglio si può, per andare avanti, avanti comunque.
Ogni tanto la corrente mancava, specialmente in autunno, quando le foglie intasavano il canale di alimentazione, ma ancora non si sapeva cosa fossero i black-out.
" È saltata la luce."
– si diceva.
" Fra un po’ torna."
In effetti tornava sempre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Impianto che nasceva dall'idea di flessibilità d'uso: la centrale era anche mulino, e viceversa; i  locali più nascosti, perchè no, potevano andare benissimo anche come cantine...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fotografie & testi: c. reger Ó
(
Nikon 880 – ottobre 2002 )

 

   Lost & Least © - all right reserved.
  
L'utilizzo anche parziale di testi e immagini deve
   essere consentito e concordato con gli autori.
Della maggior parte di esse non restano che ruderi inutilizzabili.
Questa, che era inglobata in una casa di civile abitazione, è rimasta all’incirca così com’era quando fu abbandonata, quasi dall’oggi al domani, più di trent’anni fa.