
La risposta più immediata è semplice: qui si trovano principalmente fotografie .
Fotografie di tutti i tipi: B/N e colori, scattate con reflex classiche o con macchine
digitali, foto vecchie e nuove.
Già, ma foto … di che cosa? Il nocciolo della questione è proprio questo.
Qui la fotografia viene vista non come un mezzo per ritrarre la realtà così come appare,
ma per catturare quello che di solito non si vede affatto, quello che i nostri stessi occhi
non sono abituati a vedere. La dimensione che va al di là dello spazio, dei volumi della
materia, e percepisce i tratti dell’essenza delle cose, il loro significato più vero e riposto.
Il significato ultimo.
Per fare questo è necessario scavalcare le convenzioni a tutti i livelli: convenzioni
estetiche, funzionali, semantiche, temporali.
Già: il fattore tempo. Ormai le convenzioni ci portano a considerare le cose soltanto per
una parte limitata della loro esistenza: quella in cui soddisfano i nostri abituali
parametri di bellezza, di efficienza, di produttività. Ma è poi così vero che sia tutta lì la
verità?
La realtà se ne infischia delle nostre censure.
Anche la macchina fotografica.
Il suo è un occhio senza palpebre che osserva, indaga, scruta, senza remore, senza pietà.
E nella consunzione degli oggetti, nella loro ostinata persistenza, come nella loro fragile
fugacità, scova il loro volto più autentico e segreto.
Il volto segreto: è più facile che questo si manifesti quando le luci incalzanti del balletto
mondano si sono spente, quando le maschere dell’attimo sono cadute, spazzate via dalla
volontà di cancellazione senza scrupoli del tempo.
" Sono un pittore, ma un pittore
pessimista. Se vedo qualcuno che nuota,
io lo dipingo mentre annega." - dice
di se’ Jean Gabin nel film Quai des brumes
di Renè Clair.
In effetti certe inquadrature, certi particolari scatti, sembrerebbero autorizzare una
simile interpretazione: fotografia pessimista. Gli edifici abbandonati, le rovine, gli oggetti
in disuso parrebbero evidenziare un certo insistito compiacimento per lo sfacelo, un
gusto decadente per la disfatta. Ma non è così. Al contrario, nel segno del tempo, nella
spudorata consunzione delle cose l’obiettivo di Lost & Least vede non la sconfitta della
vita, ma l’ostinata e coriacea volontà` di continuare ad esistere, anche se abbandonati e
persi, nonostante il tempo, nonostante la fatica, nonostante tutto.
" Il pittore dipinge quello che non si vede." - scriveva Pablo Picasso.
Questo è esattamente ciò che si ripromette di fare l’occhio della camera di Lost & Least ,
cercando tra edifici in rovina, fortificazioni abbandonate, scorci rubati alla fugacità della
strada, immagini strappate alla sfera delle visioni, delle suggestioni, dei sogni.
Perché niente è soltanto quello che sembra. Mai.
c. reger