architecture
Dinamitificio Nobel
               
( Avigliana – To )

 

La fabbrica, ubicata in prossimità dei laghi di Avigliana, all'interno del Parco Nazionale Laghi di Avigliana , ai margini del centro abitato, venne costruita nel 1872, anno di fondazione della "Società Anonima Italiana Dinamite Nobel", costituita da un gruppo finanziario italo-svizzero. Nei primi dieci anni produsse gelatine esplosive e nitroglicerina da cui si ricavavano giornalmente ben 600 kg di dinamite; 250 gli operai impiegati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nei successivi tredici anni il Dinamitificio raggiunse il suo massimo sviluppo, venne infatti ampliato con nuovi fabbricati, per la maggior parte scavati nella montagna, per la produzione di acidi e solfati, la cui materia prima veniva acquistata in Italia, mentre il prodotto finito era esportato anche in America.

 

 

 

 

 

 

 

Ottenne una medaglia d'oro all'Esposizione di Parigi del 1878, una d'argento a quella di Milano tre anni dopo ed infine il diploma d'onore a Torino nel 1884; cessò l'attività nella seconda metà del 1900, ed attualmente è in stato di completo abbandono.

 

 

 

 

 

 

…o meglio: quel poco che ancora emerge dalla tentacolare morsa della vegetazione.
Lo stabilimento era enorme, sparso sul territorio con laboratori, depositi, magazzini. Era dentro il territorio, con una rete fitta di cunicoli e gallerie...


il Complesso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

veduta generale dello stabilimento
in un modellino del 1898

 

Un abbraccio umido, ombroso, soffocante, che sommerge, ogni giorno piu` stretto, nasconde le forme, silenziosamente le frantuma.
Un abbraccio che non esprime affetto, ma un odio freddo, senza passione, un odio lento, incapace di alternative, che si realizza in questa inarrestabile volontà` di cancellazione.

 

 

Come parti di un relitto marino abbandonato da secoli su un fondale irraggiungibile, coperto da una flora fluttuante e mimetica, gli edifici di questo impianto industriale sono stati lentamente imprigionati dall’abbraccio aggrovigliato delle piante parassite, degli arbusti, dei rovi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Non ci sono piu` rumori, tra queste mura. Solo il silenzio gravido di assenze dell’abbandono.

 

                                    gli Interni

Spariti i macchinari, smantellati gli impianti, in questi enormi locali deserti restano le trafile per il carbon fossile, una minima parte delle tubazioni che collegavano le varie sezioni del complesso, divelte e mozze, ganci che da anni non reggono piu` nulla, scale di metallo dai gradini sgangherati e sbilenchi, piantate a sbalzo nei muri, protese nel vuoto…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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testi - c. reger Ó
fotografie - c. reger / s. grande Ó