r a i l w a y
  locomotore E - 626

Locomotiva   E 626 :
  L' Indistruttibile

 

 

 

 

 

 

 

Il progetto delle locomotive elettriche E.626 risale alla metà degli anni venti, e va ricollegato alla sperimentazione, effettuata in quegli anni in Italia, della trazione elettrica a corrente continua ed alta tensione (3000 Volt). Dal marzo del 1928 alcune unità iniziarono ad entrare in servizio, in sostituzione delle locomotive a vapore. Sfrecciavano per le campagne di un'Italia ancora contadina, con la sbalorditiva velocità di 95 km/h.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa locomotiva era odiata dai macchinisti per la scarsa visibilità e la rumorosità assordante, ma è stato un vero fiore all’occhiello per l’industria italiana per quanto riguarda l’efficienza e la robustezza. 
A ragione, era definita Indistruttibile.

 

 

 

 

 

 

 

Ma niente può resistere al massacro degli anni. Nel 1997 inizia, da parte delle FS, il grande processo di demolizione delle E.626 .   Una dopo l'altra, le eroiche locomotrici vengono smantellate. Sopravvivono ancora soltanto alcune unità, preservate per esposizioni museali, e il saltuario allestimento di treni storici. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'esemplare fotografato è fermo sui binari laterali della stazione Dora, di Torino.
I ferrovieri devono essere un po' come gli elefanti: hanno buona memoria , e così qualcuno, memore della generosità e affidabilità
di questo mastodonte, provvede ancora ad ingrassarne le parti esterne, verificarne gli impianti. Lo accudisce, così come si fa 
con un vecchio amico.

 

 

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La barra di comando.

 

 

 

 

Il banco di manovra della E.626.150

 

 

 

Comandi, interruttori, leve...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... qui sfrigolava la potenza domata dei 3000 volt ...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

… corridoi stretti, luci giallastre che colano sulle pareti
senza riuscire a fermarsi :
un'atmosfera da Vienna del dopoguerra,
quella tenebrosa e senza pietà in cui si muoveva Joseph Cotten
ne Il terzo uomo di Orson Wells.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

testi  e fotografie non siglate: c. reger ©
fotografie siglate  "sg" :  serge grande ©
fotografie siglate  "wb" :  w. bert ©





 

 

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Treni dismessi, immobili da anni; treni che nessuno prende più,
paralizzati in depositi fuori mano, dove l'unica a curarsi di loro è la ruggine.
La velocità si è trasformata in stasi senza rimedio,
il rumore assordante in un assordante silenzio.
Le ombre sono gli unici passeggeri che salgono questi gradini
e si aggirano inquiete per queste vetture, cercando chissà quali fermate.

Per treni così non esistono biglietti.
Ma sono treni come questo, quelli che ci fanno ricordare
che in questo viaggio, alla fin fine, siamo tutti dei clandestini.