premiata industria
Calce Bianca -
(Vallera CN)
Impianto interessante, addossato alla montagna da cui veniva cavata la materia prima. Fabbrica in un certo senso autarchica, che comprendeva tutto quanto poteva servirle per funzionare e produrre. Le due fornaci con enormi ciminiere in mattoni erano infatti affiancate da un laboratorio meccanico e dagli impianti completi per la preparazione della calce e l’insaccamento. Oltre a questi, magazzini, garage per i tre camion addetti al trasporto, e perfino un distributore di benzina.
Separata dal corpo della fabbrica, ma a ridosso delle ciminiere, si trovava la casa di abitazione dei lavoranti.

 

 

 

                                

    

 

                           

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Probabilmente abbandonato intorno agli anni ’70, (una delle costruzioni minori reca la data "1958"), tutto l’impianto sembra essere stato congelato in un momento di vita qualsiasi: le macchine ferme a meta` corsa, le giacche degli operai appese agli attaccapanni, le bocche delle fornaci aperte, in attesa di nuova legna.

 

 

 

 

 

 

Dismesso probabilmente perche` non piu` in grado di reggere la competizione con i prezzi e la produzione delle grandi imprese, o forse perche` piu` nessuno era in grado di mandarlo avanti.
Gli interni della casa di abitazione sembrerebbero avallare questa tesi: le piccole stanze, segnate dal degrado di anni e anni di abbandono, parlano di vite malandate, di esistenze stentate, segnate dalla fatica della vecchiaia e della malattia. Sui tavoli, sulle mensole, sul pavimento: dappertutto scatole di medicine, boccette vuote, pasticche che qualcuno non ha piu` fatto in tempo ad ingoiare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il laboratorio di certo dev’essere stato saccheggiato a piu` riprese nel corso degli anni.
Tutto e` a soqquadro, gettato a terra, ammucchiato alla rinfusa, come se il Tempo avesse perquisito il locale alla ricerca di chissa` che.
Ma cosa si puo` cercare, in un posto come questo?
Solo il Tempo poteva pensare di scovarci qualcosa. Chissa` se alla fine e` riuscito a trovarlo.

 

 

 

 

 

 

Anche gli impianti di affinazione della calce fanno una strana impressione: bianchi da sempre, adesso che sono fermi, immobili, hanno l’aspetto piu` di fantasmi che di macchine. Spettri meccanici ormai inerti, non piu` in grado di spaventare nessuno, nemmeno se stessi.
 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

Perfino sul bianco della calce si e` depositata la polvere. Il grigio della decadenza ha smorzato e sconfitto anche quel candore acido. Ne risulta una immobilità` diafana, impassibile, refrattaria ormai a tutto: alla fatica, alla paura, alla vita.

Lo sguardo di questo luogo e` lo sguardo attonito di chi e` stato vinto non dalla vecchiaia, ma dalla peste.
Albert Camus si sarebbe trovato bene, in un posto come questo.-
                                                                                                                                      
( c. reger gennaio 2003)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il  complesso :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"…a forza di parlare di cose oscure, si finisce con l’amarle."

                                                               
Albert  Camus

                                                   

 

 

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 ... consegne dirette con autotreni propri ...:
                        i  camions

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"... strassen, Strassen, Strassen :  ein gelber Himmel ..."  :
cosa resta di tutti i chilometri percorsi da questi camion?
Cosa rimane di quel loro continuo, forsennato movimento?
Dove vanno, ora che le loro ruote sono inchiodate a terra?
Su cosa mai, di notte, quando nessuno vede, puntano i loro
fanali vuoti?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il distributore

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Le due torri delle fornaci:
una di mattoni e l'altra di pietra.