
...siamo coloro che sono andati,
ostaggi, di volta in volta,
dell'irripetibilità dell'attimo,
della scintilla che ha impresso la lastra,
dell'esperienza tutta
che ha odore, gusto, forma,
della formula chimica che lavora
e reagisce nel fondo dell'iride.
Fuori le case si sciolgono in cenere, tacciono cani
per strada.
Il terreno rigurgita sale mentre la presa di tabacco
brucia ancora, giù dentro gli occhi.
L'assenza ha preso domicilio in questi luoghi di tempo e spazio: annusa le
carte,
s'infila tra i rami, si confida muta ai tavoli dei bar. Sorveglia la
trasparenza
degli oggetti, li sposta, poi di colpo pare accompagnarli sulla ruota
nell'immobile corsa del roditore.
... siamo coloro che non hanno più visto:
la barca sul pelo dell'acqua,
cenere e fumo in un quarto di sfera.
Siamo tutto ciò che siamo stati.
La stanza è umida, cigola il letto come galeone in
tempesta.
L'insonnia ha scavato trincee nel fondo di questa memoria.
Fuori, di la dalla finestra, sull'acqua qualcosa si muove, riprende un
percorso lasciato da anni. La voce è un'eco partita da un tempo distratto e
smanioso d'andare.
Chi si sazierà di questo digiuno?
Siamo
l'uno e l'altra,
"La Storia siamo noi"
Nobody Home:
Assenze
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fotografie & testi: serge
grande Ó
( Canon EOS 300 - 2002/3 )
INFLAZIONE
A WEIMAR
Ho combattuto in Eritrea sul dorso sudato della sabbia,
sfamato una cavalcatura dal morso stretto
perché una più grande non mi ha reso suo cibo, né sale;
ho parlato Swahili a Cracovia
difeso ad oltranza un avamposto senza retroguardia.
Interdetto dai pubblici uffici
conobbi un cieco che parlava di Suez senza averla mai vista.
Consumato come pietra d'India da armi bianche,
fui lupo, partigiano, ombra lunga e obliqua ridosso il chekpoint,
negro di Pretoria.
Auguri con mani di sangue hanno letto le mie:
lo specchio si gonfiava di luce
la casa matta era muta:
fermo entrai nel tuo pallido volto.
Ho visto spruzzi d'acqua come dardi,
legiferato alle prime luci dell'alba;
ho mangiato e bevuto il tuo Dio
dopo le due parole portoghesi,
ho calpestato il Malecòn.
Difficile è avere un dentro,
un fuori,
ogni altro alcunché
se manca del tutto
il quando.
Tratto da "A cera persa" -
serge grande
(2001)
"Vuoto a rendere" - serge 2002