la magia della
Lanterna Magica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

            

                                                                                                           

 

        
Altri esperimenti di confine, tentativi di ricollegare il passato a questo presente così sbilanciato verso il futuro.
Vecchi vetrini da Lampada magica: il proiettore che rallegrava i giochi dei nostri nonni, reperti sopravvissuti a chissà quanti anni, semplicemente perchè dimenticati in una scatolina di legno, in un angolo della soffitta.

Chissà cosa resta di quelle risate, quel battere 
di mani, di quella meraviglia ingenua e piena d'incanto, di quelle infanzie liete e serene di tanti anni fa, dove i sogni erano ancora sogni, e le speranze ancora speranze.

dagherrotipi e lastrine
per la Lanterna magica
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le  sventure del Goloso                         

    

... guai a dar fastidio alla scimmia...

 

                           

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Qui siamo agli albori della tecnica fotografica.  Più vicini al  dagherrotipo che alla moderna pellicola fotosensibile.
Il dagherrotipo consiste in una lastra di rame rivestita di argento che viene esposto all'azione dello iodio. L'immagine, accennata in modo lieve nella fotocamera, diventa evidente e positiva ai vapori di mercurio e viene fissata con un lavaggio in acqua salata calda. I tempi di posa normali inizialmente erano compresi tra i 5 minuti e l'ora, ma i miglioramenti apportati specialmente da fotografi americani, abbasseranno la posa ad una manciata di secondi (184O).

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... altri reperti ...

 

 

 

Ma i due esempi riportati di seguito ( lastrine di vetro con una emulsione fotosensibile virata in positivo direttamente sulla lastra ) sembrano molto vicini agli antichi ambrotipi.  Gli ambrotipi si diffusero in alternativa alle immagini dagherrotipiche negli anni che precedettero l'affermarsi del processo negativo-positivo e, conseguentemente, della stampa su carta. Si trattava di immagini dirette ottenute su un supporto in vetro. Le dimensioni erano generalmente simili a quelle di una dagherrotipia e il costo risultava competitivo, dal momento che la dagherrotipia era realizzata su lastre ben più costose di rame argentato. Il processo ambrotipico produceva una sorta di negativo sottoesposto. Per ottenere l'apparente inversione dei toni dell'immagine si procedeva allo schiarimento delle zone impressionate in modo simile alla dagherrotipia. La visione risultava più agevole, dal momento che non era richiesto un particolare angolo di osservazione e di incidenza della luce, tuttavia il risultato era comunque di scarsa luminosità e basso contrasto.

 

 

 

 

 

 

Nei reperti come questi, reliquie, più che pezzi da collezione, sembra di poter rintracciare un barlume di quella che 
doveva essere la vita di allora. I ricordi sono un po' come certi fossili: a saper cercare, vi si può scovare una traccia
del DNA che animava quell'essere, quand'era in vita. Ma è una traccia inanime, troppo lontana dal fremito dell'attimo
di quelle giornate perdute. E' così:  i ricordi non sono altro che la tassidermia della vita.
                                                                                                                                            ( c. reger )

 

 

 

... ascensione al ghiacciaio di Jula

 

Non stuzzicare il can che dorme...

 

 

 

 

 

 

 

 

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... Raid sciistico - Zona Bettaforca - Il Tourmalin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

immagini e testi : c. reger ©
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